VISITA DELLA CLASSE QUARTA FASE BIOMEDICALE PRESSO LA DITTA MEDTRONIC

 

Il giorno 10 gennaio 2007 la classe 4 b FASE Biomedicale si è recata, accompagnata dal Professor E. Guanella alla ditta americana Medtronic nella sede di Sesto San Giovanni (Milano).

 

All’ingresso siamo stati muniti di badge di riconoscimento nominativo per questioni di sicurezza perché l’azienda deve sapere in ogni momento chi è presente nell’ edificio.

l’Ing. Castellini ci ha accolti in sala riunioni e, con una  presentazione sintetica ma chiara, ci ha  descritto l’azienda e quello che fa.

 

La Medtronic, leader mondiale nel campo delle tecnologie medico-terapeutiche (biomediche), fornisce soluzioni in grado di allungare e migliorare la vita dei pazienti affetti da patologie croniche. Ed è questo l’obiettivo principale:  migliorare la qualità della vita del paziente. Dagli anni 50 (data della fondazione negli USA a Minneapolis, Minnesota) e soprattutto negli ultimi 10 anni lo sviluppo della miniaturizzazione dei componenti  elettronici è stato esponenziale.

 

Abbiamo visto delle diapositive che mostrano come  le dimensioni e il peso dei pacemaker si siano ridotti notevolmente e che vi è stato un miglioramento della loro  durata ed affidabilità.   Le sedi italiane si occupano della vendita e della assistenza tecnica di questi apparati. Ovviamente gli ingegneri collaborano coi medici per migliorarne le prestazioni. Dal 1996 la ditta ha una sede Europea in Svizzera (Tolochenaz) a cui pervengono richieste da tutta Europa, compresa la Russia, e anche dal Sud Africa e da tutti gli altri  stati economicamente emergenti. In tale sede, anche se situata nella Svizzera francese,  la lingua parlata è l'inglese perché ospita ingegneri e tecnici provenienti da diversi stati. E’ in questa sede che avviene la produzione  dei dispositivi ( pacemakers, defibrillatori, ecc) che poi vengono esportati in tutta Europa.

Per avere il massimo dell’efficienza produttiva e realizzativa la produzione viene effettuata in una struttura costruita in modo tale da garantire un ambiente asettico in cui lavorano dei tecnici altamente specializzati . Ogni persona deve indossare camice, mascherina e cuffia  e il colore del camice ne individua le mansioni, essendo le persone irriconoscibile perché completamente coperte. Inoltre il logo, che  è presente su ogni componente, viene realizzato da un laser per non provocare dei punti meccanicamente deboli sul contenitore del pacemaker.

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la presentazione ci siamo recati nella sala adibita alla simulazione dell’intervento di impianto dei pacemaker o dei defibrillatori (ICD).

L’ingegnere biomedico ci ha mostrato come avviene l’intervento chirurgico che consiste nel praticare una piccola incisione all’altezza della spalla e, mediante più fasi operatorie, si introduce l’elettrocatetere, attraverso la vena succlavia, fino al cuore. Tutta l’operazione è monitorata da una scopía continua tramite una serie di radiografie simulate da un monitor che visualizza un’immagine dalle stesse caratteristiche di quella  a raggi x,  mostrando il catetere che si sposta nel tratto venoso interessato.

Come già detto, le dimensioni  dei pacemaker e dei defibrillatori, e relativi elettrodi, si sono ridotte di molto nel corso degli anni: dai primi, dalle dimensioni di 209 cm cubici,  impiantati con un operazione invasiva (toracotomia) per inserire gli elettrodi esocardici e sistemati nell'addome dove il dispositivo dava non pochi fastidi al paziente rendendogli la vita difficoltosa, a  quelli odierni, di 36 cm cubici e impiantati sottopelle all’altezza della spalla con una semplice operazione molto meno invasiva e collegati a elettrodi endocardici introdotti solitamente attraverso la vena succlavia.

 

 

 

 

 

 

Per la diffusione dei raggi x, tutti coloro che sono presenti in sala operatoria devono essere muniti di speciali protezioni in piombo che sono personali perché costruite in base alle caratteristiche fisiche di chi le indossa.

Queste protezioni sono:

- un collare;

- una gonnellina;

- una pettorina;

esse  provvedono una protezione completa perché le radiazioni non provengono solo dal davanti ma, riflesse dalle pareti, raggiungono qualsiasi parte del corpo (anche se, quelle riflesse, sono meno pericolose perché meno potenti). Questo dispositivo di sicurezza, che pesa circa tre o quattro chili, risulta scomodo perché questi interventi chirurgici possono durare anche qualche ora.

Dopo l’ intervento, il pacemaker viene controllato periodicamente dal cardiologo tramite un computer chiamato programmatore che memorizza tutti i dati e in caso di necessità modifica le impostazioni.

Ultimamente questo controllo può essere fatto in maniera molto semplice poiché l’apparecchio che collega il pacemaker impiantato e il programmatore, funzionando a raggi infrarossi, non costringe il paziente all’’immobiltà, come nel caso dei  dispositivi precedenti. Inoltre si fornisce ai pazienti un apparecchio che accende una spia luminosa in caso di malfunzionamento. Gli apparecchi più moderni inviano direttamente queste informazioni alla cartella clinica elettronica del paziente, attraverso la linea telefonica.

 

 

In conclusione, la visita è stata molto interessante, perché abbiamo potuto conoscere l’organizzazione di una azienda biomedicale, parlare con gli ingegneri del settore, toccare con mano i dispositivi, assistere a un intervento come se fossimo in sala operatoria, verificare come viene controllato l’apparecchio dopo l’impianto e capire meglio quali potrebbero essere i nostri sbocchi professionali.

 

A cura della studentessa FRACCALVIERI STEFANIA