

La classe IV FASE BIOMEDICALE, coi
professori Rando e Guanella, si è recata presso la
ditta SORIN di Saluggia che produce dispositivi terapeutici del sistema
cardiovascolare.
Inizialmente società di ricerche nel campo nucleare,
come indicato dall’acronimo SO.RI.N.,
(Società di Ricerca Nucleare), negli anni ’60 la ditta comincia ad occuparsi
del settore biomedico ed nasce la Sorin Biomedica che intensifica la sua ricerca nei prodotti e nei
materiali biomedicali.
Con le sue conoscenze nella tecnologia nucleare ha
potuto sviluppare la tecnologia del pirocarbone realizzando un particolare
materiale, il carbonio pirolitico, utilizzato ancora
a 40 anni dalla sua scoperta nelle valvole cardiache, mediante il quale si produce il carbofilm cioè uno strato di
carbonio che permette di ricoprire materiali in composizione e forma diverse
rendendoli bio ed emocompatibili e con un elevato grado di durabilità.
La ditta si è unita con altre aziende europee e
mondiali creando il gruppo SORIN GROUP. Nella sede di Saluggia si producono i seguenti dispositivi: valvole
cardiache; dispositivi per le malattie vascolari, ovvero gli stent e i cateteri con i palloncini per l’angioplastica;
dispositivi per il controllo del ritmo cardiaco.
Dopo un’ introduzione
relativa alla struttura aziendale e ai prodotti, abbiamo visitato il reparto di
produzione degli stent e abbiamo visto tutta la catena di produzione di questo
dispositivo.
Uno stent è una gabbietta cilindrica e può essere passivo o attivo: quelli
attivi contengono un farmaco in piccole cavità che impedisce la formazione di
cellule che tendono ad occludere l’arteria. Questo dispositivo viene utilizzato quando è presente una stenosi di un’arteria
del cuore (coronaria) e quindi una zona del miocardio non viene alimentata dal
sangue ossigenato. Abbiamo visto poi come viene
realizzato un catetere con un palloncino che permette la dilatazione
dell’arteria occlusa e il successivo inserimento dello stent. Questi stent vengono ricoperti dal carbofilm e su di essi vengono
applicati due marker radiopachi agli estremi per
poter individuare la sua posizione durante il suo inserimento. Alla fine della
catena di produzione degli stent un loro campione viene
sottoposto a test di sforzo meccanico di
resistenza per accertare che la sua durata sia di almeno dieci anni.




La
seconda parte dell’ incontro è consistita nella visita
del reparto di assemblaggio dei pacemaker
e degli ICD in cui abbiamo
potuto vedere alcuni elettrocateteri e in particolare uno di nuova generazione
con un sensore acustico brevettato dalla ditta e un altro realizzato in modo tale da avere un
elevata leggerezza e flessibilità.
Dopo il pranzo offerto dalla ditta, la dottoressa Martinelli ha introdotto la problematica delle valvole cardiache spiegando che
l’azienda è la prima nella produzione e vendita di valvole cardiache in Europa.

Quelle biologiche
sono realizzate con il pericardio bovino e, essendo simili a quelle umane
per struttura e composizione, presentano il vantaggio di non necessitare
di anticoagulanti e quindi il rischio di emorragie è nullo; tuttavia la loro
durata è limitata a un massimo di quindici anni se trattate con
anticalcificanti.
Quelle meccaniche viceversa durano di più ma il paziente dovrà assumere per tutta la vita anticoagulanti (eparina) per evitare la
formazione di trombi a causa dell’emolisi del sangue che incide le alette della
valvola durante la sua apertura e chiusura.
Infine la dottoressa ci ha mostrato il reparto di
produzione delle valvole cardiache. Abbiamo visto per prima
cosa la produzione di quelle biologiche realizzate manualmente mediante cucitura dei lembi da parte del
personale quasi completamente femminile.
Abbiamo visitato anche un laboratorio di ricerca per
l’analisi ad elementi finiti di queste valvole, un altro in cui si eseguono
vari test di sforzo e un simulatore della funzionalità del cuore in cui si
collaudano le valvole.
Poi ci è stato mostrato il
reparto di realizzazione delle valvole meccaniche in cui si costruiscono le
varie parti della valvola (anello di sutura, alette, gabbietta) e realizzate,in
parte utilizzando macchine automatiche e, in parte, anche in questo caso,
mediante operazione manuali quali la lucidatura dei componenti e la ricopertura
dell’anello di sutura con tessuto trattato con carbofilm