Van Gogh "giapponese"






Giapponeseria: "Oiran"





Giapponeseria: "Susino in fiore" e "Ponte sotto la pioggia"





"Seminatore al tramonto"




Gia’ ad Anversa van Gogh aveva cercato di abbellire la sua camera con la splendida decorativita’ dell’ukiyo-e. Queste “scene di vita quotidiana” erano arrivate a migliaia in Occidente e potevano essere acquistate a buon mercato dai mercanti giapponesi che ormai aprivano le loro botteghe un po’ dappertutto. Nel negozio di Siegfried Bing, a pochi passi dall’abitazione di Montmartre, Vincent trascorre lunghe ore durante il suo primo inverno parigino, rovistando indisturbato e lasciandosi irretire dai misteri dell’arte orientale. Vincent e Theo si formano una raccolta di stampe giapponesi che probabilmente ammontava a diverse centinaia. Nella primavera del 1887 van Gogh organizza un’esposizione nel Cafè du Tambourin, sempre a Montmartre.
E’ in quest’occasione che, a quanto sembra, ritrae la proprietaria del locale, Agostina Segatori, già modella di Corot e di Jean-Léon Gérôme, che posera’ spesso anche per Vincent e che sara’ comunque la modella dei suoi unici nudi a olio. La proprietarie del Tambourin ha preso posto a un tavolo che ha la forma dello strumento che ha dato il nome al caffe’. Il modello dello scenario e’, ovviamente, I bevitori di assenzio di Degas (Parigi, Museo d’Orsay).
Sfumate nell’indistinzione di uno sfondo verdastro, alcune stampe giapponesi, sicuramente appartenenti ai fratelli van Gogh, adornano il tavolato della parete.



Il Giappone ad Arles

Viale Arles
Pesco in fiore




Ritratti


Agostina Segatori










I ritratti di Père Tanguy: il fornitore di colori di Vincent, Julien Tanguy, merita l’appellativo di “padre”. Aveva vissuto i giorni gloriosi della Comune parigina e come comunardo era stato in carcere. Ora sostituisce la spenta utopia di un mondo migliore con la bonta’, che lo porta a concedere sempre nuovi prestiti e regali ai pittori privi di mezzi. Nel retrobottega del suo modesto negozio aveva attrezzato una specie di galleria d’arte, nella quale erano esposti e in vendita i loro lavori. Si scopriva delle affinità con gli artisti moderni, riformatori del mondo, disconosciuti e sprezzati quanto lui stesso. E’ da Tanguy che furono per la prima volta esposte contemporaneamente opere di Seurat, Cézanne, Gauguin e van Gogh, i grandi preannunciatori del ventesimo secolo. Vincent era affascinato dalla sovrana serenità del vecchio sognatore. Di Tanguy dipinge due ritratti di impostazione analoga.
Corrispondentemente alla logica e alla cronologia, il primo e’ più convenzionale. Ancora segnato dall’influenza giapponese, van Gogh tappezza lo sfondo con silografie. Queste, che fanno parte, per lo più, della collezione del fratello, si offrono in una trasparente chiarezza. Piu’ pregnante comunque di queste citazioni e’ la figura centrale, vero monumento a un essere umano con tutte le caratteristiche di una presenza iconica. Nessuna allusione spaziale altera l’osservazione. Come cresciuti da un mondo contrapposto i soggetti degli ukiyo-e si orientano verso il soggetto, per lui solo gli attori e le cortigiane celebrano i riti dei loro corpi e per lui solo si staglia la montagna sacra del Fusijama.



Père Tanguy







Autoritratto di Van Gogh con l'orecchio bendato




Le stampe giapponesi tanto amate sono testimoni dell'ultimo atto di un'esistenza drammatica