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Si dice che sull'architrave della scuola fondata da Platone ad Atene attorno
al 400 a.C., la famosa Accademia, fosse scritto: Non entri chi non conosce
la geometria. Per Platone "filosofo" aveva un significato molto ampio; per
lui i filosofi erano la classe dirigente, non solo i pensatori ma anche gli
uomini di Stato. Il rapporto matematica-filosofia è quindi antichissimo e
profondo: tutte le epoche della cultura hanno prodotto filosofi-matematici e
matematici-filosofi. La frase "Un Matematico debole non sarà mai un filosofo
forte" è di un importante filosofo, matematico e teologo cecoslovacco, Bernhard
Bolzano. Bolzano con i suoi Paradossi dell'Infinito, riprende all'inizio
dell'Ottocento la questione dell'infinito. Al chiarimento matematico-filosofico
della questione darà un fondamentale contributo il matematico-filosofo
tedesco Georg Cantor. Il rapporto tra matematica e filosofia appare molto
stretto nel Seicento; alcuni tra i più grandi filosofi del XVII secolo furono
il francese Renè Descartes, meglio noto come Cartesio, il tedesco Gottfried
Wilhelm Leibniz; nello stesso periodo il caso più ecclatante che appartiene
alla storia della filosofia, quello dell'italiano Galileo Galilei. Il Seicento
è il secolo del calcolo infinitesimale e implica una netta scelta filosofica:
l'accettazione, o il rifiuto, dell'infinito attuale. Esiste tra filosofia
e matematica, un rapporto reciproco riferito naturalmente a certi problemi,
non a tutti, perchè esiste senza dubbio una filosofia che non è matematica, che
è interpretazione della storia, indagine dei rapporti umani, progetto e
anticipazione di nuove società. Rovesciando l'affermazione di Bolzano, si
può anche affermare che in ogni caso un filosofo debole non sarà mai un
grande matematico.
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