…] voglio che sappiati, che per potermi aricordare in ogni mia

improvisa occorrentia tal modo operativo, io l’ho redutto in uno

capitolo in rima, perche se io non havesse usato questa cautella

spesso me saria uscito di mente, e quantunque tal mio dire in rima

non sia molto terso non mi ho curato, perche mi basta che mi serva

à ridurme in memoria tal regola ogni volta, che io il dica, il qual

capitolo ve lo voglio scrivere de mia mano, accio che siati sicuro,

che vi dia tal inventione giusta, e buona.

Quando chel cubo con le cose appresso

Se agguaglia à qualche numero discreto

Trovan dui altri differenti in esso.

Da poi terrai questo per consueto

Che’l lor produtto sempre sia eguale

Al terzo cubo delle cose neto,

El residuo poi suo generale

Delli lor lati cubi ben sottratti

Varra la tua cosa principale.

Piuttosto che riportare gli altri versi del Tartaglia, versi che certamente

non sono dei capolavori poetici, e che lui stesso qualifica come aventi

uno scopo puramente mnemonico, preferiamo interpretare con i simboli

matematici di oggi quelli che abbiamo riportato.

Cerchiamo anzitutto di tradurre i primi i due versi: <<Quando chel

Cubo con le cose appresso se agguaglia à qualche numero>>, cioè quando

Si abbia con a e N positivi

X³ + ax = N

Cubo con appresso cose agguaglia à numero

Consideriamo poi il terzo verso : <<trovan dui altri differenti in esso

(numero)>>, cioè trova altri due numeri che abbiano il << numero >> come

differenza; indichiamo con u e v tali numeri e quindi scriviamo

u – v = N

Ma questi due numeri non possono essere presi in modo arbitrario,

perché, prosegue la regola , << el loro produtto sempre sia eguale al terzo

(del ) cubo delle cose >>, cioè si deve avere

u · v = [a/3] ³

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